La nobile storia della città di Salerno


Un libro enciclopedico, narrato con la leggerezza di un romanzo, con il rigore di un saggio, con la vivacità di un reportage. La storia bimillenaria di Salerno emerge come eccezionale protagonista in auree pagine, che ne consacrano il ruolo importantissimo nello scenario mediterraneoinbound5087210223222701015

Innovativo e originale. Piacevole e sorprendente. Suggestivo e stupendo. A questi e molti altri aggettivi si potrebbe far ricorso per presentare un libro che introduce un nuovo metodo di fare vera storia e, al tempo stesso, grande giornalismo e di squadernare un caleidoscopio sterminato di grandiosi eventi e piccoli dettagli, di città e cittadini, di uomini e idee che si integrano e si illuminano a vicenda. Stiamo parlando de La storia di Salerno (Typimedia Editori) di Paolo Romano, docente colto, scrittore raffinato e giornalista attento alle fonti. Si tratta di un libro “enciclopedico”, nel senso moderno di un testo che contiene una miriade di preziosissime informazioni, ma soprattutto, nel senso greco, di un’opera “che educa in circolo”, cioè che si avvale, nella logica del “tutto si tiene”, di molte discipline perfettamente collegate fra loro.
Questo carattere peculiare del volume ci suggerisce un interrogativo: in quale genere letterario esso può essere inquadrato? Sicuramente in molti. Quest’opera, infatti, è un’analisi storica perché ripercorre, sistemando date e dati, le tappe plurisecolari delle vicende della città di Salerno e del suo comprensorio (da Mercato San Severino alla Divina Costiera) dalla preistoria ai giorni nostri. Ma, al tempo stesso le pagine scorrono piacevoli secondo il ritmo del romanzo, perché lo stile è fortemente icastico ed evocativo: tu chiudi gli occhi e ti balzano dinanzi le scene, descritte con tocchi sintetici e magistrali.
Ed ancora ha dei passi ascrivibili al genere, godibilissimo, del reportage, come possiamo vedere, ad esempio, nelle prime pagine, in cui Romano ci catapulta in medias res, in una scena di centomila anni fa: “un elefante, discendente del mammut, attraversa le terre salernitane. È su un terrapieno roccioso, a picco sul mare, procede a passi lenti […] L’area su cui sorge l’odierno centro della città appare completamente sommersa dal mare”. Tipicamente giornalistico è il riferimento al “dove” e al “quando” nonché al “dettaglio” del “passo lento”.
“Dettaglio”, questo, in verità, che ci consente di rinvenire in questa e in molte altre descrizioni del volume (come quelle dedicate all’assedio dei Saraceni del 1544 e alla “protezione” di San Matteo) le tecniche del linguaggio cinematografiche, quali (tornando all’elefante) il campo lungo e la panoramica nel filmare il contesto preistorico con il successivo e improvviso spostamento della macchina da presa sulle zampe gigantesche dell’animale e con lo zoom-focus sulla mandibola, rinvenuta a Santa Cecilia di Eboli e custodita nel Museo archeologico provinciale di Salerno.
Il testo, inoltre, riesce a coniugare creatività e rigore scientifico. Ad esempio, Paolo Romano presenta le varie ipotesi sull’etimologia del toponimo “Salerno”. Ne citiamo tre: secondo lo storico longobardo Erchemperto, deriverebbe da Salum (“mare”) e da Lirnum (nome del fiume); per gli studiosi dell’Otto-Novecento, invece, da Sale (“mare”) e Irnus (“il nome del fiume e della prima città Irna”): per Italo Gallo e Luigi Troisi, infine, non è un “nome composto ma semplicemente un nome proprio prelatino […] e non ha un significato preciso”.
Tutti questi problemi esegetici sono quasi la premessa alla tesi della splendida complessità della storia della città. Che nasce nel 194 a. C. con una modalità davvero originale e interessante e perfettamente riscostruita dalla penna multiforme del Prof. Romano, che sottolinea il graduale processo di urbanizzazione di Salerno, realizzato da un paio di migliaia di persone (“ingegneri, capomastri, operai specializzati, falegnami, edili”, che fabbricano “palazzi popolari e case signorili, un acquedotto e le terme”): insomma, un pullulare di tecnici e operai che, lavorando insieme come una moderna élite cittadina, garantiscono anche un “processo di romanizzazione graduale e non violento”.
Ma la violenza, la città di Salerno ha dovuto fronteggiarla nella sua storia più che bimillenaria: dalle invasioni barbariche (i Visigoti di Alarico nel 410 e i Vandali di Genserico nel 456) al summenzionato assedio dei Saraceni, dalla sconfitta della Repubblica Partenopea del 1799 alla Restaurazione borbonica, dai caduti nella Prima Guerra Mondiale all’aggressione mortale nel 1925 da parte dei fascisti al deputato Giovanni Amendola, il primo intellettuale che il 12 maggio e il 28 giugno 1923 sul giornale Il Mondo parlò del fascismo come di un “sistema totalitario”.
La città di Salerno resistette a queste ondate di violenza, mantenendo intatti la sua identità e il suo prestigio, fino a diventare, dopo i bombardamenti e lo sbarco di Salerno del 1943, capitale d’Italia l’anno dopo dall’11 febbraio al 15 luglio. Ma dallo splendido libro di Paolo Romano emerge anche che Salerno era ed è una capitale della cultura a livello internazionale. Basta scorrere le pagine dedicate alla Scuola Medica Salernitana che, nata nel IX sec., ha conteso a Bologna nel suo periodo aureo (XI-XIII secc.) il titolo di “Prima Università d’Europa). Di essa l’Autore evidenzia alcune caratteristiche peculiari, che oggi definiremmo “liminari” (implicanti cioè dialogo, apertura all’altro e tendenza alla contaminatio). Infatti, la Scuola Medica Salernitana è innanzitutto il segno di una modernissima conciliazione fra Occidente e Oriente, visto che anche la leggenda della nascita di questa Istituzione narra dell’incontro fra quattro medici di varia nazionalità (il latino Salernus, il greco Pontus, l’arabo Adela e l’ebreo Helinus); in secondo luogo, il volume evidenzia almeno due originalissime figure di medici (come Costantino l’Africano, “dottissimo negli studi filosofici”, e la magistra Trotula de Ruggiero, la prima donna medico della storia).
Riguardo all’importanza della cultura nella vita di Salerno, Paolo Romano ci dischiude orizzonti nuovi nelle pagine riservate a Masuccio Salernitano (a cui Shakespeare si ispirò per il suo Romeo e Giulietta), al poeta futurista Alfredo Trimarco, molto lodato da Marinetti in quanto “pescatore” di “parole in libertà […] arricchite di gemmeo sale e fresche del più ampio alito mediterraneo”, ed infine ad Alfonso Gatto, uno dei più grandi poeti del Novecento, che fece rimare “Salerno” con “eterno”.
E proprio sull’onda dello slancio lirico di Gatto vorremmo concludere le nostre note con le stesse parole con cui l’Autore conclude La storia di Salerno, un aureo volume che tutti dovrebbero leggere. La chiusa del volume suona così: con la sua storia nobile e grandiosa “Salerno mira a tornare ad essere, come nel suo glorioso passato, al centro delle rotte economiche, turistiche e culturali del Mediterraneo”.

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Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto una trilogia sulla Campania misteriosa che comprende: "la città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori); "le ombre non mentono", il thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa (Guida Editori); "che ora è dea notte?", il thriller storico ambientato tra i misteri di Ischia e Procida (Guida Editori).