In questi tempi duri, dove spesso le notizie che i mass media ci propinano sono quelle che parlano di accadimenti negativi e, quindi, di comportamenti che generano sofferenza e dolore ai nostri simili, l’Associazione Nasi Rossi Clown Therapy, impegnata nella diffusione di una cultura di accoglienza, solidarietà e pace, e la Rivista “MediaVox Magazine” vogliono, invece, attraverso questa rubrica, mettere in luce azioni positive e di bene. Perché pensiamo che le azioni e i comportamenti di bene generano esempi positivi, soprattutto nei giovani. Perché, oggi più che mai, abbiamo bisogno soprattutto di testimoni credibili. È con questo intendimento positivo che nasce la rubrica “CRONACHE DI SPERANZA”.
Iniziamo questo viaggio intervistando Gabriele Bello, Presidente dell’Associazione Solidarietà Internazionale

Quando e perché è nata l’Associazione Asi?
L’ASI nasce nel maggio del 1992. Dopo una mia esperienza di volontariato nella Repubblica del Centro Africa. Essa nasce innanzitutto perché ci sentiamo cittadini responsabili che davanti alle questioni sociali ed economiche si propongono come promotori di un vero cambiamento, a partire dalla città, dal Paese in cui viviamo.
Quali sono le finalità della vostra Associazione?
L’ASI basa la sua azione sui valori della solidarietà, della giustizia, della dignità della persona, dell’uguaglianza dei diritti e delle opportunità per tutti i popoli, del rispetto della diversità e della convivenza, della tutela dei più deboli ed indifesi.
Quali sono i progetti che avete realizzato e quali quelli in corso…
I progetti realizzati in questi 28 anni sono stati diversi, ve ne cito alcuni: costruzione di pozzi nella Repubblica del Centro Africa; realizzazioni di cooperative per ragazze madri in Nicaragua; costruzione della clinica Nazareth in Nicaragua; acquisto di un pullmino per trasportare i bambini in Kurdistan; realizzazione di 2 sportelli informativi per immigrati a Sarno e a San Valentino Torio; manifestazioni interculturali, come la Festa dei Popoli; attività di mediazione culturali nelle scuole; invio di volontari per la Missione Arcobaleno in Albania; convegni sulla pace e i diritti umani; partecipazione alle attività umanitarie durante l’alluvione di Sarno e Cervinara; Sostegno alla Radio comunitaria Bonanga nella Repubblica Democratica del Congo; ripristino della scolarità dopo lo Tsnunami nella provincia orientale dello Sri Lanka; Realizzazione di 6 missioni mediche in Nicaragua; 50 sostegni a distanza. Progetti in corso: realizzazione di un ambulatorio medico di comunità a San Gabriel in Nicaragua; realizzazione di un ambulatorio estreme povertà a Sarno; Prossima missione medica in agosto in Nicaragua.

Il territorio e le istituzioni come accolgono le vostre proposte solidali?
Non sempre in modo facile e concreto se si pensa ancora che esiste il campanilismo. La società contemporanea sembra non essere in grado di porre al centro del suo agire obiettivi come la giustiza sociale e la solidarietà. Si fa fatica ad essere accolti. Spesso etichettando come “sognatori” o “ingenui” coloro che continuano con ostinazione a rifiutare il modello dell’individuo-accumulatore. Senza comprendere che siamo strumenti di aggregazione sociale e solidale di diverse forze interessate a costruire norme di relazione comunitaria.
Che cosa ne pensa della cooperazione decentrata? Quale ruolo può avere un ente locale nei progetti di cooperazione allo sviluppo?
Agire localmente, pensando globalmente. La cooperazione decentrata allo sviluppo può costituire un laboratorio del cambiamento, uno strumento per mettere a punto le soluzioni innovative che devono accompagnare i processi di sviluppo. Per fare questo, però, essa deve superare i limiti che affliggono e che sono riconducibili ad una radice comune: un difetto di partecipazione effettiva della maggior parte della gente ai processi di sviluppo. Per cooperazione decentrata si intende una azione di cooperazione allo sviluppo svolta dalle Autonomie locali italiane (Regioni, Province, Comuni), singolarmente o in consorzio tra loro, attraverso il concorso delle risorse della società civile organizzata presente sul territorio di relativa competenza amministrativa (università, sindacati, ASL, piccole e medie imprese, imprese sociali). Questa azione di cooperazione deve realizzarsi attraverso una sorta di partenariato con un ente omologo del Sud del mondo. In altri termini, due enti locali (uno al Nord e uno al Sud del mondo) concertano tra loro per la definizione e la realizzazione di un progetto di sviluppo locale. Si tratta di una forma di cooperazione che mira al coinvolgimento della società civile, tanto quella del “Nord” quanto quella del “Sud”, nelle fasi di ideazione, progettazione ed esecuzione dei progetti di sviluppo. Oggi dopo tanti anni di lotta siamo riusciti, grazie anche all’impegno del COASIC (coordinamento regionale delle associzione di solidarietà internazionale) di cui l’ASI è socio fondatore, a far approvare dalla Regione Campania una legge sulla cooperazione e questo è solo un inizio.
Quali sono le emergenze umanitarie che seguite? Quali azioni concrete mettete in campo per la pace?
Le emergenze che seguiamo sono quelle legate alla carenza sanitaria nel mondo, attraverso le nostre missioni mediche e sul territorio ci occupiamo di alleviare le sofferenze delle fasce più deboli con pacchi alimentari e la prossima apertura di un ambulatorio medico solidale.

Di fronte a fenomeni di razzismo e di intolleranza quale ruolo può avere il terzo settore?
È molto triste vivere oggi in un Paese in cui gli episodi di razzismo, intolleranza, discriminazione e disuguaglianza sono ritornati ad essere prepotentemente al centro della narrazione quotidiana. Il ruolo del Terzo Settore è importante per combattere questi fenomeni. Assumendo come obiettivo centrale della propria azione quello di adoperarsi affinché ogni persona goda di tutti i diritti enucleati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e dagli standard internazionali relativi ai diritti umani senza nessun tipo di discriminazione legata a provenienza nazionale, appartenenza etnica, sesso, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Per raggiungere questo obiettivo bisogna promuove una vera cultura di pace e di solidarietà attraverso iniziative tese all’effettivo riconoscimento e affermazione dei diritti umani ed intervenendo direttamente con iniziative in favore di quei soggetti i cui diritti sono stati violati, ma anche con un attento lavoro di ricerca e azione finalizzato a prevenire ed eliminare gravi abusi riguardanti sia casi individuali, sia abusi ricorrenti dei diritti umani. La rete degli attori del Terzo settote è fondamentale per realizare questo processo. Insieme si può!
Pensate che una rubrica che racconti di storie di comportamenti e azioni positive può essere una buona finestra per far conoscere le attività del terzo settore?
Si è ottima e fondamentale.
Quali sono le istanze che ponete alla politica rispetto alla vostra mission associativa?
Quello che chiediamo alla politica è una maggiore valorizzazione del volontariato per la sua funzione educativa e formativa nello sviluppo di cittadinanza e comunità.
Un messaggio di speranza…
Non sarà mai tardi per cercare un nuovo mondo migliore,se nell’impegno poniamo coraggio e speranza.
