Donna dai mille interessi: giornalista, scrittrice di saggi e di novelle a sfondo sociale ma soprattutto fervida e appassionata attivista dei diritti della donna di cui rivendicava il ruolo paritario all’interno della famiglia e della società.
Visse una vita intensa ma breve.
Clelia Romano nacque a Napoli nel 1873 e a 16 anni si sposò con il marchese e giurista Francesco Maria Pellicano di Gioiosa Jonica deputato del Parlamento Italiano.
Dopo il matrimonio si trasferitasi a Gioiosa Jonica nella tenuta del marito, dove risiedette per lunghi periodi, anche se spesso, amava soggiornare a Castellammare di Stabia, a Napoli e a Roma. Nella capitale il suo salotto divenne presto il punto d’incontro di giornalisti, intellettuali e scrittori dell’epoca tra cui Matilde Serao e Luigi Capuana.
Il suo amore per la scrittura la spinse a diventare una delle prime donne giornaliste italiane. Scrisse per “Il Mattino” e “Il Giorno”. Parlava correntemente anche il francese e l’inglese e ciò le permise di diventare corrispondente della rivista “Nuova Antologia” dove nel 1909 pubblicò un’inchiesta sulle industrie e sulle operaie di Reggio Calabria e nel maggio dello stesso anno partecipò al Congresso femminile di Londra per il voto alle donne e iniziò a svolgere un’intensa attività di propaganda femminista, di conferenze e di articoli sulla condizione e i diritti delle donne. Collaborò alla rivista napoletana “Flegrea” e a quella torinese “La Donna” su cui apparvero tre suoi reportage da Londra.
Pubblicò, con lo pseudonimo di Jane Grey, (sfortunata regina inglese, salita al trono dopo la morte di Enrico VIII), molte novelle tra cui “Colpo di Stato” e “Schiava” che furono lodate anche da Benedetto Croce e romanzi come “La vita in due” e “Coppie”, nei quali raccontava delle difficoltà del matrimonio, le implicazioni sentimentali e il rapporto con i figli. Nel 1908 pubblicò il libro “Novelle Calabresi”, la sua opera più importante, dove descrisse i riti popolari e religiosi di quella terra.
Clelia Romano Pellicano partecipò a vari Convegni dei diritti delle donne in Italia battendosi per l’istruzione e il voto alle donne. Nel 1910 scrisse la prefazione del libro “La legge e la donna” di Carlo Gallini, opera che sollecitava il Parlamento Italiano ad ammettere le donne al voto e nel 1914 partecipò al congresso di Roma per rivendicare i diritti sociopolitici delle donne e per richiedere una migliore retribuzione del lavoro femminile al pari degli uomini.
In qualità di socia delegata del CNDI (Consiglio Nazionale Donne Italiane) al Congresso Internazionale femminile svoltosi scrisse: “Ricordatevi voi donne d’ogni razza, d’ogni paese, da quelli dove splende il sole di mezzanotte a quelli in cui brilla la Croce del Sud, qui convenute alla comune aspirazione della libertà, all’uguaglianza, strette da un nodo di cui il voto è il simbolo, ricordatevi che il nostro compito non avrà termine se non quando tutte le donne del mondo civilizzato saranno sempre monde dalla taccia di incapacità, d’inferiorità di cui leggi e costumi le hanno bollate finora!”.
La morte la sorprese a Castellammare di Stabia il 2 settembre 1923.
Tutte noi donne italiane dobbiamo essere riconoscenti e grate a Clelia Romano Pellicano, donna forte e coraggiosa, che fu un’antesignana del femminismo italiano riuscendo a smuovere nel profondo le coscienze e rivendicando il ruolo fondamentale delle donne nella società e tutto questo usando “soltanto” l’arma della parola.