Con il corona virus tutti a casa
Tutti costretti a un ozio forzato.
Un ozio, che, in alcuni momenti, può sembrare eccessivo, infruttuoso, inconcludente.
Ma questa idea è riduttiva e sbagliata: l’ozio può infatti trasformarsi in una risorsa preziosa, che ci permette di guardare le cose da una prospettiva diversa e di trovare così idee e intuizioni inaspettate.
In generale, noi siamo sempre focalizzati su qualcosa: il lavoro, la carriera, la famiglia: una marea di cose importanti e piccoli dettagli richiedono la nostra totale attenzione; l’elenco delle cose da fare in una sola giornata è spesso lungo e complicato e – ovviamente! – non vogliamo rinunciare a nulla.
L’essere ingranaggi di un meccanismo che non ci abbandona mai, che ci tiene in attività in ogni momento senza consentirci mai di disporre di noi stessi. Le persone sono talmente disabituate a starsene quiete per i fatti loro, che non appena si trovano libere dal lavoro si imbattono in un altro impegno, che vorrebbe essere d’evasione, ma che in realtà non differisce molto da quello professionale per energie, modalità e ritmi richiesti.
Tutto questo lascia ben poco spazio alla concessione di un tempo non allocato, in cui non fare altro che riflettere, divagare e fantasticare.
Eppure sembra che la condizione mentale ideale per maturare idee geniali – o non-lineari – sia proprio quella del vagabondaggio del pensiero.
Un’immaginazione feconda è figlia di nuovi stati mentali, che si affacciano ed emergono quando facciamo nuove esperienze oppure quando non facciamo proprio nulla.
Si tratta di applicare, sostanzialmente, la teoria aristotelica dell’ozio creativo, che suggerisce di liberarsi dalle incombenze e dalle preoccupazioni per nutrire lo spirito e la mente.
L’ozio non è quindi un momento di vuoto, ma uno stato di crescita e di realizzazione del benessere… anche per gli antichi romani il termine otium non indicava il “dolce far niente”, bensì un periodo libero dagli impegni politici e civili nel quale era possibile aprirsi alla dimensione creativa.
Questo periodo ci offre l’occasione di , come quando si era ragazzini, a vivere i lunghi pomeriggi estivi animati dall’immaginazione che popolava un mondo più vasto della nostra stessa curiosità.
Alzarsi quando si vuole, mangiare quando si ha fame, frugare tra cassetti colmi di speranze dimenticate, alternare un film a un libro, senza risolversi a preferirne uno in particolare, ammirare la città da balconi e finestre quando s’avvicina la sera e la città s’intride del profumo della primavera ormai alle porte. E sì, anche saper oziare richiede la sua brava fatica. Ma qualche volta fa scoprire che possiamo essere grandi amici di noi stessi.