Tra i pochissimi vantaggi che il Covid 2019 ci concede, spicca una pratica che certamente non va sottovalutata e che ci sta decisamente mettendo alla prova: la gestione del tempo e la sua diluizione nell’arco della giornata.
Una fortuna per lo più sottostimata, specie da coloro che ignorano totalmente o faticano a metabolizzare il celebre principio kantiano: il ‘cielo stellato sopra di noi’, perché, malgrado tutto, ci è concesso di vederlo, forse anche meglio rispetto ad un contesto di vita normale; la ‘legge morale dentro noi’, prerogativa deficitaria in tanti, troppi, tremendamente ostinati a contravvenire ai divieti imposti.
Dal riposo ad oltranza alla riesumazione dei giochi di società, dalle pratiche culinarie alla passione per scrittura e lettura, transitando attraverso una sorta di reinvenzione, rivalutazione e approfondimento dei rapporti familiari con conseguente approdo alla riconsiderazione del proprio spazio vitale.
Ri-costruire la propria identità, meditare negli angoli più reconditi della casa che, senza dubbio, stimolano nuove visioni ed aprono scenari di un’infanzia densa di ricordi piacevoli, dove il seme dell’angoscia, che governa le nostre azioni quotidiane, non aveva sede e neanche si apprestava a germogliare in terreni ancora vergini.
Il Covid 2019, a pensarci attentamente, assume le fattezze della più grossa, mastodontica limitazione imposta alle generazioni successive al secondo conflitto mondiale, pseudo-trappola per tutti noi topi d’appartamento alternativi, profondo destabilizzatore di processi psico-emotivi in soggetti estremamente labili, costruttore di sentieri irti e solitari in cui ad ogni fermata di un autobus sempre stracolmo (in barba alle disposizioni vigenti) corrisponde la discesa in lugubri avamposti depressivi.
Rallegriamoci, non è un controsenso, dato che ad ogni tesi corrisponde un’antitesi: antitesi che al momento occorrerebbe ed anche con una certa fretta ed efficacia per favorire un altro contagio, quello del germe della speranza nell’attesa che Amica-Ricerca e Poco-Amica (suo malgrado) Natura possano realizzare il miracolo più gradito e anelato.
Nell’attesa, il focolare domestico, che tanto trappola non è, quale inaspettata fortuna.
In ambienti circoscritti, si possono rivivere i rapporti, ricucirli magari, riscoprirsi diversi, anormali, anomali per certi aspetti, atipici e cambiare maschera e soggetto, dando spazio ed animo alla comprensione, all’ascolto, alla tolleranza, alla pazienza e … al cibo.
La quarantena forzata, limite ora giustamente invalicabile, ha abbattuto il muro delle autolimitazioni; e così il cibo, ricerca del piacere dinanzi ad un evento nefasto, rappresenta la più classica delle risposte per esorcizzare la paura.
Re-inventarsi è il leitmotiv, l’hashtag in voga, il trend topic di questi giorni.
Forse la trappola è meno angusta di quel che appare, soprattutto se dentro di essa si fa largo la Musica, la seconda delle sette nobili arti, che, insieme alle altre sei sorelle, colma i vuoti, apre gli animi ed abbatte le pareti di divisioni, diffidenza e ostilità e persino quelle mura domestiche che oggi sembrano soffocarci.
Questo “esperimento sociale forzato” lascerà tracce indelebili, ma avremo vinto veramente solo se, al termine di questa pandemia, mondati da ogni male, sapremo indossare nuove vesti e conquistare il nostro lasciapassare oltre il dolore come moderni cittadini del mondo perché, se l’unica strada per superare le avversità è passare attraverso esse, è altrettanto vero che, come sosteneva Dostoevskij, la sofferenza è l’unica causa della consapevolezza.