DAI FANTASMI DEL COMMISSARIO RICCIARDI AI “FANTASMI” DEL SET

Le voci "da" dentro. Vivere il set: professionisti, emozioni, curiosità. Il racconto del mondo dell'Arte.

Dopo il debutto in tv con ben 5 milioni e 900mila telespettatori, lunedi 1 febbraio, torna con il suo secondo episodio, Il Commissario Ricciardi, la serie tv targata Rai, prodotta da Clemart srl e diretta dal regista Alessandro D’Alatri.
La storia, ambientata nella Napoli degli anni 30, si concentra sulle vicende di Luigi Alfredo Ricciardi appunto, Commissario della mobile, interpretato da Lino Guanciale, la cui particolarità è quella di avere il potere di vedere i fantasmi delle vittime di misteriosi omicidi.
Ma per muoversi con facilità e grande naturalezza nel suo fascino, in una città a tratti ricostruita ad hoc, fra locations storiche, in un’atmosfera elegantemente cupa in alcuni momenti e accattivante sempre, il nostro commissario è stato aiutato anche da un altro tipo di “fantasmi”: sono quelli invisibili e sicuramente più operativi, quelli che non vedete sullo schermo, ma che sono sopra, sotto e attorno ogni singola scena. Sto parlando della troupe cinematografica: professionisti del settore che, con impegno, dedizione e soprattutto passione, hanno lavorato alacremente e nel pieno delle proprie potenzialità, abbracciando gioie e dolori di un progetto, nonché di un periodo storico tanto difficile e complesso.

Lino Guanciale ed Antonio Milo sul set con Davide Sondelli, Direttore della fotografia e parte della troupe

A testimonianza della loro esistenza: i lunghissimi titoli di coda. Da addetta ai lavori, in quest’articolo ho voluto dare voce ad alcuni componenti della troupe perchè, che si tratti di assistenti, capi, o segretari, che siano tecnici o maestranze, primi o secondi aiuti, loro, insieme a tantissimi altri professionisti, fra romani, napoletani e tarantini, hanno contribuito alla riuscita di quella che si è rivelata un’unica grande e vincente squadra.

Prima di presentarvi tutti, una mia personale sorpresa per i lettori di Mediavox Magazine: le parole del “capitano” Alessandro D’Alatri.

Il regista Alessandro D’Alatri dirige Lino Guanciale ed Antonio Milo

D’Alatri: “Innanzitutto, un ringraziamento particolare va a coloro che hanno creduto in questo progetto sin dall’inizio, mi riferisco alla Clemart e dunque ai produttori Massimo Martino e Gabriella Buontempo e alla Rai. Loro sono quelli che fanno della lungimiranza il punto di forza, quelli senza i quali, l’intera “macchina” non partirebbe mai. A seguire, mi sembra doveroso citare il grande sostegno avuto dalle Film Commission delle Regioni Puglia e Campania: è grazie al loro impegno se il nostro patrimonio territoriale sta uscendo sempre più allo scoperto.
Tornando adesso alla nostra “macchina” invece, fai bene
a sottolineare che per “fantasmi del set” intendi gli invisibili, perché, le persone di cui parliamo sono tutt’altro che presenze evanescenti (sorride) Se potessi, infatti, innalzerei un grande monumento all’intera troupe. Di ognuno di loro ne riserbo un ricordo meraviglioso a livello professionale e soprattutto a livello umano. E’ ovvio che, nel mio ruolo, ho maggiore rapporto con i capireparto, ma è pur vero che nessun capo può essere vincente se non ha attorno a se una squadra valida. Le squadre di Ricciardi, devo dire, mi hanno trasmesso una tale forza ed energia che a rivedere il prodotto finito mi sembra di goderne ancora. Ad iniziare dal reparto Costumi. La costumista, Alessandra Torella, si è dimostrata al di sopra di ogni altezza. Il meticoloso studio eseguito su ogni singolo dettaglio, il suo ingegno e la creazione effettiva dell’abito sono stati di fondamentale importanza per “vedere” il personaggio. A supportarla, il suo prezioso team di sarte. Ho sinceramente ammirato non solo il loro talento ma soprattutto la loro dedizione. Applausi sinceri. Per quanto riguarda la squadra di fotografia, voglio ricordare che Davide Sondelli era alla sua prima esperienza da Direttore ma ha lavorato con la professionalità di un vecchio macigno del settore e i risultati sono ben visibili. Il materiale consegnato a fine giornata dai data manager era di una precisione che quasi poteva definirsi finito così. La mia segretaria di edizione è diventata, adesso, la mia punta di diamante: si è stabilito con lei un rapporto di tale complicità che è ormai parte integrante della mia squadra anche sui progetti che hanno poi seguito Ricciardi. Che dire di Fonico e Microfonista, hanno lavorato in “presa diretta” e a Napoli non è semplice. E’ una città tanto caotica e rumorosa che, avere dei professionisti come loro mi ha fatto guadagnare del tempo preziosissimo. Potrei stare ore a parlare ancora dell’arredamento di questa serie che, al pari di costumi e di locations, è “l’anima” della gentile poesia che volevo emergesse di questa storia e di questa città. Ma vorrei sottolineare anche l’umanità e il sorriso sempre pronto dei runner, degli autisti, dei camionisti. Il vostro stesso reparto, quello di amministrazione, che forse è quello più invisibile degli altri, sebbene abbiate la responsabilità di avere sotto controllo le spese che, per un progetto del genere, non sono spiccioli, siete stati sempre affabili, sorridenti e permeati di un carico di umanità che non è da tutti. I miei Aiuti sono stati le mie colonne più forti e il reparto di produzione, talvolta, è stato il mio eroe: Taranto, come Napoli, non è una città semplice da gestire, ma si presta molto bene al cinema e spero che, con le giuste competenze da parte nostra e una grande fiducia da parte sua, si spogli definitivamente dei problemi legati all’Ilva e diventi un set a cielo aperto. Fra i “fantasmi” ovvero, gli invisibili, non posso non citare il reparto di Montaggio: alla fine della storia, quando i camion partono e vanno via, restiamo in tre, io e i montatori. Ho trovato un’enorme collaborazione anche in loro e alla fine, posso ritenermi soddisfatto di tutta l’energia e la fatica spesa. Dal produttore sino all’ultimo stagista è tutta una catena senza la quale nessun regista avrebbe modo di esprimersi al meglio”
.

A questo punto lascio la parola a parte di questi “fantasmi” invisibili (avrei voluto intervistarli tutti). Per darvi la possibilità di entrare ancora più nel vivo di ciò che accade dietro la macchina da presa, ho chiesto loro di raccontarmi del lavoro e dell’esperienza con il “nostro” Commissario…

Splendida la ricostruzione dell’atmosfera della Napoli anni ’30

Veronica Luongo, truccatrice del reparto capitanato da Barbara Morosetti.

Il mio è un lavoro a metà fra il creativo e lo psicologico, truccare un attore non significa solo mascherarlo del suo ruolo, ma interpretare il suo stato d’animo. La preparazione che c’è alla base di ogni progetto è notevole: si studia la sceneggiatura in ogni suo dettaglio per poi passare a focalizzare ogni singolo personaggio. E’ importante che il team sia coeso perché quando si passa al confronto con costumista e regista dobbiamo essere pronti ad affrontare qualsiasi tipo di richiesta. Accordatici tutti, l’attore diventa il “ruolo” che interpreterà. Questo de Il commissario Ricciardi è stato un lavoro molto lungo e, a tratti, complicato. Siamo passati dalla città di Taranto a quella di Napoli e dal freddo dell’inverno al caldo torrido dell’estate, con tutte le problematiche relative alla buona resa del trucco ma trascorrere tanto tempo con il resto del reparto e della troupe, fa superare anche gli attimi più difficili e stressanti perché si crea una grandissima famiglia in cui rifugiarsi nei momenti del bisogno e alla quale, alla fine di ogni progetto, si lascia sempre un pezzo di cuore.

Mario Guida, direttore di produzione.

Causa covid c’è stato un Commissario Ricciardi prima e dopo il lockdown. Io sono entrato in questa seconda fase e, dunque, a progetto già iniziato. Un direttore di produzione è il braccio destro dell’organizzatore, la figura più importante su un set in quanto deve stare attento a non sforare il budget. Il mio ruolo è dunque quello di aprire e chiudere il rapporto con gli attori, con i fornitori, controllare i tempi di lavorazione, valutare le esigenze dei reparti. Fare tutto questo entrando in seconda battuta non è semplice. A consentire a me e alla mia squadra di stare subito “ sul pezzo” è stata sicuramente la fiducia dimostrataci dal regista. Per nulla “divo” e molto collaborativo, ci ha spiegato con chiarezza le sue necessità e ha proseguito il suo lavoro con un confronto continuo con tutti i nuovi arrivati. Ovviamente per quanto la “macchina Ricciardi” fosse già partita alla grande, il fermo che abbiamo avuto a marzo ha reso più difficile il proseguo. Riottenere alcune locations, ad esempio, è stata un’impresa perchè scaduti i vecchi contratti, alcuni spazi non erano più facilmente disponibili. Devo dire però che l’impegno più grande e quello che ci ha dato poi maggiore soddisfazione, è stato completare la costruzione di Via Toledo degli anni 30. Rivederla oggi attraverso lo schermo, mi fa pensare che quando lavori per un buon progetto, non c’è sforzo che sia stato speso invano.”

Ciro di Sarno, runner.

Per quanto mi riguarda, considero la nostra figura, come il jolly della produzione. Siamo sempre pronti a dare una mano laddove ce ne sia bisogno. Siamo quelli che corrono a comprare il necessario dell’ultimo minuto, che aiutano il catering con la distribuzione dei cestini. Ci rendiamo utili alle esigenze degli attori come a quelle della troupe. Siamo quelli con il cellulare acceso h24 perché mettiamo sempre in conto l’imprevisto. All’occorrenza alcuni di noi si occupano di blindare il set, ossia, si assicurano che nessun agente esterno possa in qualche modo invadere il campo. Il lavoro su Il commissario Ricciardi è stato lungo e a volte anche difficile. La spola fra Napoli e Taranto aveva seri problemi di collegamento e di tempi. A causa delle lunghe percorrenze fra i due territori, infatti, mi sono trovato a fare avanti e indietro anche tre volte a settimana. Molte sono state le giornate dure, soprattutto in periodo di covid ma altrettanti sono stati i momenti di grande convivialità. Se non si formasse la famiglia di cui molti di noi parlano, non si potrebbe procedere con un lavoro del genere.”

In ultimo, forse per una questione di orgoglio verso la mia città, ho chiesto al regista di parlarmi del suo rapporto con Napoli.

D’Alatri mi ha risposto così: “Napoli mi ha adottato ormai da 4 anni, io ho amato lei e lei ha amato me. Con questa città ho un continuo scambio intellettuale, passionale, culturale… e poi c’è il mare, la summa di tutto ciò di cui ha bisogno, chi, come ve, vive di emozioni.
E’ proprio a Napoli che ho trovato il mio amico fraterno: Pino Daniele. Ho sentito la sua forte presenza durante tutto il periodo di lavorazione. Richiedere di avere una sua canzone “E Maggio se ne va” per aprire e chiudere ogni puntata, è stato il mio modo personale di ringraziarlo per la carica che mi ha sempre dato e per l’energia che mi ha trasmesso il suo ricordo, dal primo all’ultimo ciak di quest’avventura.”

Lino Guanciale interpreta magistralmente Luigi Alfredo Ricciardi

Vorrei continuare a parlarvi del lavoro di tutti: dallo stagista all’ispettore di produzione, dal manovale all’assistente di regia, dallo scenografo alla coordinatrice, dall’Aosm all’organizzatore, ma non basterebbe un’intera rivista, chiudo allora con la mia personale esperienza.
Occupandomi di amministrazione di set, il mio ruolo mi porta a guardare al progetto dal punto di vista economico, un lavoro sicuramente per nulla creativo, ma posso decisamente confermare che: che si tratti di consuntivi, report di fornitori, di contratti, fondi cassa o gestione di spese varie, ogni volta che inizia un progetto, ogni volta che metto piede sul set, ogni volta che apro un odg e ogni volta che assisto all’ultimo ciak, per quanto lo stress e la stanchezza mi arrivino talvolta anche a far balbettare, non vedo l’ora di cominciare dinuovo, perché il grande congegno della macchina cinematografica, a “conti fatti”, è davvero qualcosa che sa di magico e per cui vale la pena darci dentro con tutta te stessa.

La troupe

✓ Le fotografie sono di Anna Camerlingo, fotografa di scena ufficiale delle più grandi produzioni degli ultimi anni.
✓ Leggi l'intervista di Viridiana Myriam Salerno ad Anna Camerlingo: https://mediavoxmagazine.it/?p=12125

Guarda le 7 fotografie scattate sul set per MediaVox Magazine direttamente dai professionisti della troupe con i loro cellulari, clicca qui 👇https://www.facebook.com/775471719263100/posts/2313958735414383/

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Appassionata di cinema in ogni suo aspetto e di scrittura creativa, di giorno si occupa di amministrazione di set, fra le varie produzioni con cui ha collaborato ci sono "La grande Bellezza", "Gomorra 2", "Cinque è il numero perfetto", "I Bastardi di Pizzofalcone 3", di notte, invece, che sia per diletto o per lavoro: scrive. Nel 2015, pubblica “In sessanta secondi” un soggetto cinematografico per la raccolta "Rosso e Nero perfetto" (Iuppiter Ed.) e, nel 2018, raggruppa alcuni dei suoi racconti fotografici ne “Il grattino della mosca, brevi storie da leggere in metro o seduti sul wc” (Guida Editori).