Hirundo

Libri / Intervista a Carmine Pelosi

Uscito da pochissimo e pubblicato dalla casa editrice “Per caso sulla piazzetta“, “Hirundo – Storia di un volo” è l’opera prima di Carmine Pelosi, giovanissimo scrittore che ha deciso di esordire nel panorama letterario locale con un romanzo di formazione ispirato alla propria vita, ai propri sogni e, non ultimo, a quel “volo”, appunto, indispensabile a raggiungerli…


Il romanzo è stato presentato in occasione della rassegna Dante 700 (con la direzione artistica di Tina Rigione e Massimo Testa).
MediaVox ha avuto il piacere di leggere il romanzo e di fare qualche domanda all’autore in merito a questo suo primissimo lavoro.

L’INTERVISTA

“Hirundo” ha un sottotitolo molto evocativo che rimanda alla tradizione dei romanzi di formazione: “racconto di un volo”. Hai iniziato a scrivere pensando già di voler parlare di questo “volo” oppure è stata una decisione presa durante la stesura? Oltre che di formazione, l’idea è stata quella di scrivere un romanzo d’informazione, che raccontasse la mia generazione nei dettagli che più comunemente vengono tralasciati e banalizzati. “Il racconto di un volo” vuole rappresentare quel viaggio che ognuno di noi compie nella vita, specie, durante l’adolescenza, prima di una scelta importante, prima del grande salto per trovare il proprio posto nel mondo. Ho deciso di dare questo sottotitolo da subito, mi è sembrato forte e d’impatto, non a caso “Hirundo” in latino vuol dire rondine. Questa figura, da sempre, ha simboleggiato la libertà, la
voglia di scoprire il mondo ma, allo stesso tempo, il ritorno a casa.

Il tuo romanzo è costellato da citazioni di capolavori della letteratura (da “Il piacere” di Gabriele D’Annunzio fino a “Il Grande Gatsby” di Fitzgerald). Quanto reputi importante la lettura (dei classici, in particolare) per i ragazzi? Mi sono avvalso della facoltà di ispirami ai grandi autori del passato per adornare la cornice del mio romanzo, ma con un quadro del tutto nuovo. Oggi anche nella moda, il vintage con un tocco di
contemporaneità lascia un segno di singolare personalità. Che poi, in fondo, nel corso del tempo, possono cambiare gli stili di scrittura e il modo di raccontare una storia a seconda di un movimento artistico, politico o religioso. Una cosa, resta certa… I sentimenti e le emozioni che viviamo sono gli stessi di ogni epoca e, trovare le parole giuste per descriverli non è affatto semplice. Spesso anche un “ti amo” o “ti voglio bene” non rappresentano a pieno ciò che proviamo. Anche le “parole giuste” possono essere riduttive, però, esistono delle verità che se dette col cuore, hanno un valore ancora più prezioso di quest’ultime. La letteratura è immortale, bisogna solo saper leggere tra le righe con il cuore.

Nel tuo libro si percepisce una forte contrapposizione tra il sogno, l’ideale e la vita che il tuo protagonista e i suoi amici vivono quotidianamente nel loro piccolo paese di periferia. Quali sono gli elementi che possono “salvare” i giovani dal torpore della vita di provincia? Quando ti ritrovi a vivere in un paesino di provincia, mettersi in gioco è una vera e propria guerra. Le etichette e le aspettative che si creano su di te hanno un certo peso, non facile da sorreggere, di conseguenza, cadere nel baratro, è un attimo. Si cerca di vivere un’emancipazione forzata che porta a crescere prima del tempo, a volte per curiosità, a volte per noia, a volte nemmeno si sa il perché. Non tutti possono essere il dio Atlante e tenere sulle spalle il mondo ma, a volte, anzi, il più delle volte, i miracoli li fanno gli uomini, non le divinità e, non è mai troppo tardi per mettersi in gioco e darsi da fare!

Uno dei temi che emerge maggiormente dal racconto è l’importanza dell’amicizia: non c’è avventura o passione che Carlo, infatti, non condivida con i suoi amici. Puoi dirci cosa significa l’amicizia per te? Proprio come Carlo, io con i miei amici ho combattuto e ho condiviso sogni, traguardi e sconfitte. Non vivo di autocelebrazione, poiché se non hai nessuno con cui condividere gioie e dolori, hai già perso in partenza. Alla fine sta tutto nel credere che sia impossibile agli occhi degli altri, ma non ai propri. In questo modo, chi tiene a te comincia a crederci con te… Un po’ come l’interpretazione di Clint Eastwood in “Million Dollar Baby”. “Dietro la fatica c’è la magia di combattere una battaglia. La magia di rischiare tutto per un sogno che nessuno vede, tranne te…” Questo è il mio sogno americano condiviso… La Storia lo insegna… Nelle battaglie si formano i legami più veri e indissolubili. Dalle lacrime di Pearl Harbor, al coraggio dei soldati sulle spiagge di Iwo Jima, dal D-Day, alla conquista del Nido delle Aquile.

Quanto c’è di autobiografico nella storia di Carlo? Devo ammettere che a questa domanda ho sorriso… Forse un giorno risponderò fino in fondo,ma non oggi. In ciò che scrivo, cerco sempre di inserire esperienze di vita vissuta per rendere più vero e sentito il tutto. Non è importante quante somiglianze e esperienze abbiano in comune il Carmine scrittore e il Carlo protagonista del romanzo. Carlo rappresenta il tipico adolescente sognatore e impacciato, è un ragazzo come tanti con le proprie idee, che ha vissuto dure delusioni e ha preso porte in faccia, senza mai perdere la speranza, bensì ha avuto
la voglia di continuare il suo viaggio, con la consapevolezza dei propri mezzi, senza mai arrendersi, nonostante tutto. Se per assurdo dovessi incontrare Carlo, gli sorriderei, lascerei cadere una lacrima sul mio viso e lo abbraccerei dicendogli di crederci ancora di più, poiché aveva sempre avuto ragione lui…

C’è già in cantiere un nuovo romanzo?
In realtà l’ho quasi terminato. Si tratta di un fantasy ambientato nella New York degli anni ’90. Una storia in cui il protagonista cerca risposte al suo passato, giungendo però alla conclusione, attraverso eventi soprannaturali e non, che purtroppo non esistono sempre risposte alle proprie domande. Che la maggior parte di esse, sono destinate a rimanere tali. Fa parte del mistero della vita e, va bene così. Con il prossimo romanzo, sono pronto al grande salto!

Leggi anche la recensione, clicca QUI

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Laureata in Letteratura italiana all' Università di Salerno, ha poi conseguito un master in Cinema e Televisione diretto dal produttore Nicola Giuliano presso il Suor Orsola Benincasa di Napoli: grazie a questa esperienza ha partecipato al Roma Fiction Festival 2016 con un progetto di serie inedito. Lettrice onnivora e famelica, nel tempo che avanza è sceneggiatrice e scrittrice. La sua passione più grande sono le belle Storie: le scrive, le legge, le guarda e le gioca.