La formazione di un artista ha sempre varie tappe: alcune sono delineate, altre meno, alcune hanno forma già prestabilita, altre sono ancora da scolpire.
Oggi, a modellare i nostri cuori, ci ha pensato Pio Volpe!

Pio Volpe è un artista sarnese che ha studiato presso L’Accademia delle Belle Arti di Napoli, conseguendo il diploma prima in scultura e poi in scenografia.
Artista poliedrico che, come il suo amico pittore, scrittore e compaesano Lorenzo Basile, che MediaVox Magazine ha già avuto il piacere di intervistare, lavora molto sulla sua anima, sul proprio “Io” interiore, vedendosi e agendo come uno strumento nelle mani di Dio, per compiere il proprio destino.

Che sia un pennello, una penna o uno scalpello, esternare ciò che abbiamo dentro richiede passione e ricerca. Bisogna rinnovare e rinnovarsi continuamente per capire quale sia il nostro posto su questa Terra.
Come vari studiosi hanno fatto in passato, Pio ha suddiviso la persona in elementi: Corpo, Anima, Spirito e Mente.
Ogni elemento ha un compito ben preciso da svolgere lungo il percorso dell’esistenza.
Durante la ricerca artistica, Pio ha capito che il Corpo, inteso come materia, che si può trovare in natura sotto forma di solido, liquido o gassoso, non è un corpo statico, bensì è un corpo sempre in continuo movimento, con il compito di compiere azioni per permettere agli altri elementi di gestire la vita di tutti i giorni. L’Anima, invece, intraprende un viaggio materiale e immateriale in un uomo, mentre lo Spirito ci riconduce alla fede verso il creatore. Infine, la Mente, risulta essere la madre delle azioni sia per il Corpo, sia per l’Anima, sia per lo Spirito.
Questa visone ci conduce ai suoi lavori, divisi in settori e, il settore sul quale sta lavorando oggi il maestro, è l’Anima.

Ogni lavoro risulta essere indefinito, rappresentando anime che sono in cammino, oppure anime pensanti, oppure anime in pena. La maggior parte di esse sono di gesso, mentre in lavorazione ci sono anche opere in marmo.
Da tutto ciò, nasce un manifesto che dà luce a una nuova corrente artistica, ossia quella dell’Animismo che l’autore ci spiegherà direttamente nelle domande che gli abbiamo posto…
L’INTERVISTA

Se potesse scolpire la sua anima, che forma avrebbe e perché? Se io dovessi dare una forma alla mia anima scolpendola quello che verrebbe fuori di sicuro sarà una forma indefinita proiettata nello spazio e nel tempo. Il perché è racchiuso tutto nel cammino che la mia anima sta facendo in questo percorso di vita, perché tutto quello che vive un individuo giorno per giorno aiuta l’anima ad evolvere. Quindi per un’anima l’esperienza acquisita nello spazio sarà quella che il corpo materico fa mentre compie un’azione (aiutare, assistere, amare il creato), invece l’evoluzione acquisita nel tempo sarà il risultato totale di tutte le esperienze compiute nello spazio, da qui l’evoluzione di un’anima, ecco perché una forma indefinita della mia anima. Una forma vera è propria alla mia anima la si potrà dare solamente alla fine del percorso compiuto su questa terra.
Essendo un artista poliedrico, ha lavorato con diversi materiali e in più settori…
A tal proposito c’è un’opera in particolare a cui è particolarmente legato? Sí, ho lavorato con tanti tipi di materiali e con più tecniche ho usato ferro, gesso, marmo, legno, carta, cartone, vetro, argilla, lavoro attualmente in vari settori: dalla scultura alla pittura, alla decorazione plastica e pittorica, alla scenografia, alla regia teatrale, ho partecipato come scenografo su alcuni set cinematografici, attualmente ho una produzione cinematografica indipendente.
Come opere a cui sono particolarmente legato ce ne sono due, una è la decorazione pittorica in una stanza, delle quattro pareti e il soffitto, totale di 112 mq dove il soggetto era un giardino paradisiaco con alberi fiori e uccelli serviva alla proprietaria per rifugiarvisi e qui con l’ausilio di incensi profumati e con musica faceva esercizi rilassanti per il benessere mentale. L’ opera più significativa però che ha acceso la scintilla in me sullo studio dell’anima è stato uno spettacolo teatrale dove ho collaborato come coregista con una compagnia che si chiama “Tra Palco e Realtà” del regista Luigi Maiorino. Uno spettacolo fatto del 2018 messo in scena al Teatro Diana di Nocera Inferiore, che si intitolava “Sala d’Attesa”, il soggetto era stato scritto da due autori napoletani Pisano-De Rosa. La trama era la storia di due persone di cui una di essi mentre sta andando a vedere la partita in un bar si ritrova nel mezzo di un fuoco incrociato fra malviventi, quando si rialza da terra dove era finito per ripararsi lui e uno dei malviventi si ritrovano insieme ad entrare in una sala tutta bianca dove incrociano altre persone. I due stupiti si chiedono come ci fossero finiti dentro, solo alla fine si capisce il motivo e cosa fosse quella sala: la sala era un luogo dove le anime attendevano il giudizio divino dopo la morte mentre i due erano chi aveva aperto il fuoco ed era stato colpito durante il conflitto, e chi ci si era trovato in mezzo per sbaglio, quindi erano anime trapassate.
Ci spieghi come nasce e come prende vita la corrente dell’“Animismo”… Come detto in precedenza sono giunto ad una conclusione dove io vedo l’anima in una continua evoluzione, dovuta alle esperienze fatte su questa terra e quindi ci sarà un passaggio dimensionale adeguato al nostro stato evolutivo. Il mio quindi è stato un continuo cercare, un ricercare per dare risposte alle domande che mi sono sempre posto sin da quando ero ragazzo, il perché sono su questa terra qual è il mio compito, il mio ruolo, non posso essere stato concepito solamente per mangiare dormire lavorare riprodurmi per poi andarmene senza motivo, e come sarà il dopo? E per dare risposta a queste domande è iniziato un bel po’ di tempo fa circa una quindicina di anni fa una serie di domande trasformate poi in una ricerca serrata sia materiale attraverso studi e ricerche, sia personale mettendomi all’ascoltando del mio inconscio o coscienza, ricerca resasi poi concreta definitivamente solamente dopo la messa in scena dello spettacolo citato prima. Alla fine tutto quello che sentivo dentro e tutto quello che avevo raccolto, un po’ alla volta lo appuntavo su dei taccuini dove a fianco schizzavo figure da me immaginate come anime, fino a quando poi nel mese di agosto di quest’anno con queste idee ho redatto un manifesto dal titolo ANIMISMO dove ho evidenziato in dei punti precisi il mio pensiero, in seguito l’ho mostrato e ne ho parlato con diversi amici artisti e scrittori che con mio grande stupore si sono rivisti anche loro in queste idee, ed è così che è nato il movimento artistico dell’ANIMISMO. Ho inquadrato poi nel campo pratico seconda la mia personale visione un Corpo che è contenitore dell’Anima, dello Spirito e della Mente. Così nel mio lavoro tutte le mie rappresentazioni che siano pittoriche, scultoree, o poetiche vertono tutte alla raffigurazione di questi elementi ed ognuna di essi ha un suo filone o ciclo.
IL MANIFESTO DELL’ANIMISMO

