Cance: Un satellite nella Città dei Fiori


Non c’è mai abbastanza tempo e non è mai troppo tardi per alzare gli occhi al cielo di notte e sognare guardando la luna.
La vita scivola sulle onde del tempo e il cielo, come un fiume, lascia scorrere storie ed emozioni per chi sa catturare l’essenza di qualcosa che sembra irraggiungibile, ma che in realtà, è più vicino di quanto pensiamo
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Giulia Cancedda, in arte Cance, attraverso la sua arte, riesce a catturare la luce delle stelle, per poi incorniciare nel suo nuovo album Sublunare otto brani che fanno da sfondo a una notte piena di sogni, di amore e di sentimenti veri che vanno a plasmare le anime delle persone.

Sublunare è l’album di debutto della cantautrice sarda presentato da Musa Factory e dal 13 dicembre è disponibile su tutte le piattaforme digitali.

Cance sarà presente a Casa Sanremo, dove svolgerà il ruolo di coordinamento per supportare gli otto finalisti del premio Music for Change di Musica contro le Mafie.
Cance sarà come un vero satellite per i cantati in gara, per scoprire i vari mondi che ogni canzone sarà pronta a regalare agli ascoltatori.
Da sempre la musica è un mezzo per comunicare, combattere e riscattarsi. Attraverso le parole si possono cogliere i brividi di chi ha una storia da riscrivere daccapo, poiché amare la musica e usarla come svolta, vuol dire accogliere col sorriso il futuro che verrà.

MediaVox Magazine ha intervistato Cance non solo per comprendere le sensazioni del suo cuore, ma per captare la delicatezza di chi si sta apprestando a vivere il compito di far battere più forte il cuore di altre persone. All’interno di ogni cuore, in effetti, un sogno alimenta le speranze di tutti… Il sogno di vivere in un mondo senza violenza, mali e soprusi, per accogliere una realtà piena di gentilezza, rispetto e amore che sia capace di illuminare il futuro di tutti.

L’INTERVISTA

È da pochissimo uscito il suo album Sublunare. Ci può dire il perché di questo titolo? Sublunare è il mondo terrestre, imperfetto, che sta “sotto alla Luna”; il mondo con cui noi, esseri umani, ci ritroviamo a fare i conti ogni giorno. Ho scelto questo titolo perché nel mio album racconto principalmente cosa succede all’amore quando cade sulla terra e si adatta a noi uomini, ai sublunari appunto. Come potete vedere nella copertina del disco però, concepita e realizzata da Luis Turetti, c’è la luna ad illuminarmi da dietro: lei influenza le nostre esistenze e rappresenta la perfezione, la parte più spirituale dell’amore, spesso difficile da raggiungere ma a cui tutti noi, credo, miriamo. In questo disco parlo delle varie forme e sfaccettature dell’amore, attraverso storie di chi ha subito quello mercificato e di chi ha vissuto quello spirituale, che non chiede nulla in cambio.

Qual è la traccia dell’album a cui si sente più legata e a cui tiene di più? Essendo tutti racconti molto personali o di persone vicinissime a me, non è facile rispondere. Dovendo scegliere però dico Dolce Venere, che è il brano dedicato a mia mamma. A darmi lo spunto per scriverlo è stata una sua vecchia fotografia scattata in Calabria, in riva al mare, quando aveva diciotto anni.

A volte un singolo brano può essere la chiave giusta per poter combattere affinché il mondo cambi. Che mezzo può essere la musica e in particolare modo che valore ha per lei una canzone? La musica ha un forte potere evocativo e la capacità di arrivare al cuore e alla mente delle persone in maniera molto più diretta, spesso, delle sole parole. E’ un linguaggio creato per lo più da anime molto sensibili e la reputo quindi anche un rifugio per altrettante anime sensibili che ascoltano, per persone che magari si sentono incomprese, attraversano delle difficoltà e non vogliono o riescono a farsi aiutare. Poi, all’improvviso, si imbattono in una canzone che li colpisce profondamente e qualcosa in loro inizia a cambiare, trovano la forza per reagire. A me è capitato e credo che la musica possa essere un importante spunto di riflessione, in grado di innescare dei processi di cambiamento proprio perché va a toccare le corde più profonde delle nostre anime. Ecco perché i cantautori hanno una grande responsabilità; ovviamente la musica da sola non basta, siamo noi poi a dover fare tutto il resto.

Quali emozioni sta vivendo e quali si aspetta dal format Music for Change a Casa Sanremo? “Music for Change” è un’emozione che dura da 4 anni per me. Ho conosciuto il premio musicale “Musica contro le mafie” nel 2019, quando ho partecipato con il mio brano Conosci? e vinto il premio UNDER 35 “La Musica Può”, assegnatomi da SIAE e Mibact. Da lì in poi si è instaurato con l’organizzazione e in particolare con il presidente, Gennaro De Rosa, un bel rapporto di stima reciproca e amicizia, che mi ha portata a collaborare con loro alle successive edizioni del premio, ricoprendo diversi ruoli. Partecipare a questo premio è stata una delle esperienze più belle che abbia mai fatto in ambito musicale e questo per la serietà e professionalità dell’organizzazione, la qualità dello spettacolo finale, l’attenzione per l’artista ma soprattutto per la persona che c’è dietro all’artista. Ogni anno è un arricchimento per me poter far parte di questa grande macchina.
A Casa Sanremo sono certa dell’emozione che proverò nel vedere i ragazzi premiati e nel realizzare che anche quest’anno volge al termine un percorso che sento sempre più mio. Music for Change è un premio che cresce ogni anno sempre di più, che si rinnova continuamente e ci ricorda quanto sia importante per un artista farsi veicolo di buone pratiche.



Leggi anche la recensione di Valeria Marzoli sempre su MediaVox Magazine

Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.