Festival di Sanremo 2024 | Max Corfini: talento, grinta e simpatia

Talento e eclettismo sono due delle sue doti principali. In un mondo nel quale i riflettori della ribalta durano sempre meno, c’è qualcuno che resiste e, grazie all’amore per le proprie passioni, riesce ad andare avanti senza smettere di sognare. Max Corfini è un concentrato di grinta, forza e tenacia che lo ha sempre spinto a nuove avventure. Mai senza la musica, sua compagna di viaggio.
La musica non è solo la musa che lo accompagna nel suo percorso, la musica è una certezza che lo avvolge e lo guida verso nuove mete. La ricerca delle emozioni oggi è spesso sottovalutata; invece, il continuo arricchirsi di esperienze nuove permette di sentirsi davvero vivi!

Dai pezzi suonati per strada ai New Trolls, dai villaggi sulla spiaggia ai concerti in piazza, dagli inizi con gli amici all’Arena di Verona… la voce di Max Corfini è un’altalena che non smette mai di oscillare per regalare sensazioni magiche, fuori dal comune.

MediaVox Magazine ha incontrato Max Corfini a Casa Sanremo 2024. Proviamo insieme ad entrare nel suo universo…

L’INTERVISTA

Se potessi scegliere una canzone come colonna sonora della tua vita, quale sarebbe e perché? Sarebbe senza dubbi ‘I Believe I Can Fly’ di R. Kelly. Questa canzone è il mio cavallo di battaglia poiché sento che appartiene alla mia anima. Ha fatto parte e fa tutt’oggi parte della mia vita e la canto anche nel mio spettacolo “Dovevo avere 20 anni negli anni ‘70”. Amo questa canzone perché fa credere alle cose che sembravano impossibili come, ad esempio, il poter volare.

Raccontaci l’esperienza sanremese con il tuo programma “Le pagelle di Max” all’interno di Casa Sanremo. È stata un’esperienza fantastica! Devo questa opportunità a Francesco Comunale che lavora con me da ben 7 anni. Dopo tutto questo tempo ho avuto finalmente il modo di far conoscere la mia personalità. Sono stato infatti me stesso e il bello è che mi hanno detto di farlo! Sono stato simpatico, pungente, reale e deciso. La verità è che non sono stato lì a giudicare nel vero senso della parola perché so benissimo che l’arte è varia e ognuno ha gusti puramente personali. È la prima volta che ho fatto una cosa del genere ma devo dire che è stato davvero esaltante! Io mi annoio molto facilmente e a fare sempre le stesse cose perdo subito interesse. Ho fatto un po’ di tutto nella mia vita e provo a essere un vero eclettico. Io arrivo dall’arte di strada. In strada ho suonato, sono cresciuto e soprattutto sono maturato come artista. Il mio percorso è sempre in continua evoluzione ed è per questo che non mi pongo nessun traguardo. Io mi definisco un cercatore di orizzonti. Casa Sanremo è proprio un bel contesto nel quale l’arte si mescola e si amalgama per creare diverse emozioni che convergono nella vera bellezza! C’è sicuramente da fare i complimenti al presidente di Gruppo Eventi Vincenzo Russolillo che è un visionario davvero eccezionale.

La musica evolve e va a ritmo col mondo, ma le emozioni sono sempre le stesse… Che cosa ne pensi della discografia di oggi? C’è qualche artista in particolare che ti piace nella nuova scena? La musica cambia come il mondo, esatto! Bisogna accogliere il nuovo e ognuno di noi deve essere pronto ad adattarsi al cambiamento. Ben vengano tante cose nuove! Oggi bisogna precisare che ci sono dei progetti e non si parla più di cantanti. Non posso definire infatti trap e rap “cantare” bensì interpreto il tutto come una forma di comunicazione per arrivare alle nuove generazioni. Ad esempio, Ghali trasmette emozioni forti e lega la musica a quello che lui è. Alex Baroni sapeva cantare meglio di Ghali, ma non per questo le vibes che trasmette l’artista milanese sono meno forti! Anche in passato la Mannoia e I Ricchi e Poveri avevano doti canore differenti, ma hanno comunque segnato un’epoca! Io trovo bellissima l’arte dell’improvvisazione… Ricordo che in una saletta inventavamo canzoni al volo un po’ come si fa per oggi per il freestyle. Alla fine le parole per una canzone sono importanti, ma non sono tutto. Basti pensare a Celentano che aveva inventato un testo in un finto inglese completamente privo di significato. Nonostante tutto, la sua voce e le sue emozioni arrivavano dritte al cuore di tutti. Oggi l’autotune “purtroppo” rende più facile la gavetta poiché semplifica tutto il percorso e tutto lo studio che invece è formativo e necessario per diventare un vero cantate. In passato esso si utilizzava in un contesto musicale elettronico. Io arrivo dagli anni ‘80 e per me è totalmente assurdo, ma c’è una verità che va ammessa: quando un progetto funziona, ha vinto! Fred De Palma ne è un grande esempio. Tra i nuovi esponenti della musica italiana trovo molto interessante Diodato. A me piace molto perché è fine, particolare e, in più, scrive bene. Quest’anno a Sanremo Angelina Mango aveva un pezzo incredibile e anche nella cover aveva un peso di responsabilità enorme che è riuscita a sorreggere! È stata bravissima e bisogna ricordare che ha soltanto 20 anni. Dei mostri sacri del passato amo Gino Paoli e Claudio Baglioni che sono autori unici nel loro genere. Crescendo, ho imparato ad amare le canzoni italiane, prima le ritenevo meno attraenti e ero più affascinato dalle canzoni internazionali.

Da dove nasce il tuo ultimo singolo “Cose da non perdere” e a chi vuole arrivare? Il mio singolo nasce diversi anni fa per un disco che uscirà a maggio. Io arrivo dal vero Funky Italiano e insieme a Franco Romanelli abbiamo dato vita al duo “Punti di Vista” e abbiamo girato tutta l’Italia. Il Funky era un genere che forse solo Paolo Belli è riuscito a rappresentare bene in Italia. Questo disco racconta di cose che non bisogna perdere… Bisogna sempre dare valore ai piccoli affetti per avere l’ossigeno che ci serve per accogliere la vita. La musica per me è il motore dell’esistenza.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Lavoro tantissimo sui live e faccio anche 100 date l’anno. A me piace anche tanto lavorare in studio. Faccio anche il doppiatore e sento che manca davvero poco nella mia vita per sentirmi completo e appagato. Mi manca solo il palco d’Ariston di Sanremo e poi potrò ritenermi davvero soddisfatto! È un sogno che avevo fin da quando ero bambino e non ci rinuncerò facilmente. Sono certo che prima o poi i pianeti si allineeranno e le cose andranno per il meglio. Non è facile emergere, per questo devo molto a Francesco Comunale. Egli crede in me e in più ha suonato anche nei miei dischi perché è un grandissimo musicista, oltre a essere un grande produttore. Io penso che quello che passa tra il genio e la follia è solamente il successo. Io sono esattamente quello che si vede, senza i filtri. I soldi sono solo una conseguenza di quello che ho fatto e i miei più grandi successi sono mia figlia e l’essere riuscito a trasformare la passione in un lavoro.



Max Corfini e Francesco Comunale hanno partecipato anche alla Conferenza di Presentazione in Sala stampa Lucio Dalla del Vertical Music Festival e alla Cerimonia di Premiazione conclusiva dello stesso



Rileggi l’intervista a Francesco Comunale, clicca QUI



Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.