Libri | Il ruggito delle parole: Vallarino libera le sue “Tigri d’inchiostro”

Ci sono storie che graffiano, altre che mordono. Tigri d’inchiostro le fa entrambe. Con la penna affilata di chi sa osservare il mondo da un’angolazione scomoda e rivelatrice, Marco Vallarino ci consegna una raccolta di racconti che attraversano vent’anni di scrittura e cronaca, restituendoci un mosaico umano tanto inquietante quanto autentico.

Non c’è spazio per il lieto fine, perché l’imprevisto, quel gran sabotatore di certezze, è sempre in agguato, pronto a capovolgere anche il piano più meticoloso. Da Imperia a Triora, dalle feste comandate alla quotidianità più banale, ogni racconto è una trappola narrativa, un ruggito di realtà trasfigurata in noir.

Con sguardo ironico e tagliente, Vallarino mette in scena un’umanità feroce, attraversata da tensioni sociali, paure collettive, piccoli drammi e grandi aberrazioni. Sono tigri, quelle che abitano le sue pagine. E sono vive. Non a caso Luca Crovi, nella sua prefazione, parla di “piccole storie di atrocità quotidiana” capaci di inchiodare il lettore al cuore oscuro delle cose.

Le gabbie sono aperte, ci dice l’autore. E il ruggito che arriva da queste pagine non è solo quello del male, ma anche quello della scrittura libera, coraggiosa, necessaria… Ne parliamo con Marco Vallarino, scrittore e giornalista di altissimo spessore che MediaVox Magazine ha avuto il piacere di conoscere a Sanremo, durante gli appuntamenti letterari del Salotto Culturale di Casa Sanremo Writers.

L’autore ha scelto di sorprendere più che sconvolgere, divertire più che compiacere, mostrando ancora una volta come la letteratura possa essere il luogo perfetto dove le belve  e le verità trovano finalmente voce.

L’INTERVISTA

Quanto ha inciso il tuo sguardo da cronista sul tono e sulla materia di questi racconti? Paradossalmente, direi poco. O forse, in modo inverso rispetto a quanto ci si aspetterebbe. Ho iniziato a “sabotare” la cronaca prima ancora di diventarne ufficialmente testimone. Scrivevo storie ispirate ai fatti reali, ma deformate dalla fantasia, piegate alla narrazione più che alla notizia. Quando sono diventato giornalista, la mia sfida è stata mantenere viva quella scrittura ricca, curata, che purtroppo negli ultimi vent’anni è andata scomparendo. Per restare accessibili, abbiamo abbassato l’asticella del racconto, spesso perdendo profondità. Io, invece, continuo a cercare lo spazio per la storia, più che per lo scoop. Raccontare un fatto in modo avvincente, empatico, è ciò che chiamo giornalismo esperienziale. La vicenda di Lucio Corsi a Sanremo ne è la prova: lì dove tutti si fermavano alla notizia di un talento emerso dal nulla, io ho visto da subito un racconto più ampio, ironico, umano.

Che volto ha il male nelle tue storie, e perché ti affascina raccontarlo? Il male, per me, non ha una maschera mostruosa. È un volto comune, quello che incontriamo per strada ogni giorno. Mi interessa raccontare quel lato oscuro che esiste nel mondo reale, fuori dai titoli e dalle vetrine. La cronaca spesso lo edulcora, lo censura, ma la verità è che il degrado sociale, il disagio, possono degenerare in tragedia ovunque. Ecco perché scrivo noir: perché la letteratura può svelare ciò che la cronaca sfiora appena. Raccontare il male non è esaltarlo, ma riconoscerlo. Guardarlo in faccia, con la lucidità necessaria a non farsi sorprendere.

Imperia diventa “il Grande Buio”: che ruolo gioca il paesaggio nella costruzione del noir? Il paesaggio è un personaggio silenzioso ma onnipresente. Quando ho iniziato a scrivere, Internet non offriva ancora le mappe infinite di oggi. Vivevo Imperia come un teatro inquieto, un fondale misterioso dove ambientare storie nere. Vincere un concorso letterario mi ha permesso di viaggiare, di scoprire altre città, ma il mio sguardo è rimasto legato a quel “Grande Buio” da cui tutto è partito. Oggi, con la rete, molti ragazzi possono trovare il proprio posto nel mondo, e iniziative come Casa Sanremo Writers o Casa Sanremo Campus con i loro 300 iscritti dimostrano che la scrittura e la collaborazione hanno ancora un valore, una funzione, una visione. Mi auguro che anche Imperia, come ogni altra città, possa crescere attraverso la cultura e le sue energie migliori.

L’imprevisto domina i tuoi intrecci: c’è un fatto reale che ha acceso la scintilla? Sì, ce n’è uno che considero emblema della mia visione: l’introduzione dell’euro. Scrissi un racconto in cui un generale impazzito, convinto che la lira fosse immortale, trapassava con la sciabola un truffatore che voleva convincerlo a convertire le sue lire in euro. Era grottesco, paradossale, ma sotto la superficie c’era un’intuizione: il disagio che molti hanno provato nel passaggio all’euro, non tanto per la moneta in sé, ma per come è stata gestita, comunicata, percepita… Quel racconto, nato per provocare, si è rivelato profetico. E questo è il potere della narrativa: cogliere i segnali prima che diventino urla.

Dove finisce l’orrore e inizia l’ironia nelle tue trame più estreme? In verità, spesso è l’ironia a precedere l’orrore. Mi piace iniziare con leggerezza, quasi con complicità, e poi spiazzare. Il lettore si rilassa, si lascia coinvolgere… E solo a quel punto arriva la stoccata. Cerco sempre un finale sorprendente, una virata imprevedibile, perché l’effetto sorpresa è il cuore del racconto breve. È come una trappola ben costruita: funziona solo se nessuno la vede arrivare.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri? Continuare a scrivere. Continuare a raccontare. Ho altri libri nel cassetto che aspettano solo il momento giusto per uscire. E soprattutto, voglio tenere accesa la fiamma del racconto, quella che non si accontenta della superficie ma scava, sfida, trasforma. Perché la letteratura, come le tigri, non è fatta per restare in gabbia!



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Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.