Il backstage è l’anima di una produzione

Rubrica "Le voci 'da' dentro" / Backstage Serie tv RAI "NOI": intervista a Daniele Santonicola

Daniele Santonicola at work. Set di "NOI", con gli attori e la fotografa Jessica Guidi

NOI” è la versione italiana di “This is US“. La serie tv RAI, targata Cattleya, che ha fatto tanto discutere i telespettatori. Per “NOI” nessuna via di mezzo. O la si è amata, o la si è “odiata”. Noi di MediaVox Magazine, abbiamo promosso gli attori, la regia ma anche il cast tecnico.

Dopo aver conosciuto la bravissima fotografa di scena, Jessica Guidi, abbiamo intervistato Daniele Santonicola che meravigliosamente ha curato il backstage di “NOI

Entusiasmante, adrenalinico, impegnativo: è così che Daniele ha descritto il suo mondo. Ed allora entriamo nel dietro le quinte di un lavoro difficile e gratificante, stimolante e complesso. Un lavoro che è continua ricerca, dedizione completa. Un lavoro che è anche creativa sperimentazione.

Realizzare il backstage di una produzione significa entrare nell’anima di un progetto, spogliarla di inutili fronzoli e vestirla di profondità. Raccontare ciò che non sempre è visibile. Uno sguardo, un sorriso ma anche un’espressione di disappunto possono fare la differenza. Accattivante: il backstage deve esserlo. Con la giusta dose di curiosità, un pizzico di mistero e tanto sentimento. Lo spettatore ha voglia di essere coinvolto, di essere motivato…

Daniele Santonicola è un professionista pluripremiato, molto apprezzato dagli addetti ai lavori del suo settore. Quando lo abbiamo conosciuto, abbiamo percepito subito che il suo successo può essere raccontato attraverso 3 parole: passione, professionalità, umiltà. Della storia di Daniele ci ha appassionato la descrizione dell’amore per il suo lavoro: aveva solo 3 anni quando promise al bambino che era allora di non abbandonare mai il suo sogno. Sogno che, con studio e tanta gavetta, oggi ha pienamente realizzato.

L’INTERVISTA

Chi è Daniele Santonicola? Daniele è un ragazzo nato con la passione per il Cinema e ha fatto in modo, fin da piccolo, che questa passione riuscisse a diventare anche il filo conduttore della sua vita professionale.

Quando hai deciso di intraprendere la tua carriera professionale? Fin da piccolissimo: a 3 anni inserivo e toglievo videocassette dal videoregistratore, a 6 anni usavo la videocamera di mio padre per girare cortometraggi casalinghi con i pupazzi. Sapevo che avrei fatto in modo che l’amore per il Cinema sarebbe diventato un giorno anche la mia professione.

Descrivi il tuo lavoro con tre aggettivi. Entusiasmante, adrenalinico, impegnativo.

Il dietro le quinte di una produzione è l’anima di quello che lo spettatore può ammirare. Che cosa significa realmente occuparsi delle riprese video del backstage? Significa riuscire a far scoprire allo spettatore l’intero mondo di persone e di luoghi che c’è dietro il primo piano di un attore, costruendo un racconto visivo accattivante. Nella pratica, significa avere la capacità di essere l’elemento più presente sul set essendo, al contempo, il più invisibile di tutti.

Hai lavorato come professionista in diversi ambiti artistici: quale preferisci e perché? Ho cominciato in veste di giurato, dai 12 ai 18 anni, al Giffoni Film Festival, un luogo che mi ha dato soprattutto la possibilità di capire che quei volti che vedevo sul grande schermo non erano affatto irraggiungibili per un ragazzo proveniente da un paesino campano. A 17 anni, ho cominciato a realizzare cortometraggi a zero-budget che mi hanno permesso di vincere premi in giro per il mondo. A 19 anni, ho cominciato a lavorare come assistente volontario sul set di un paio di film: volevo assolutamente capire come realmente funzionasse un set, dopo averlo studiato incessantemente nei dietro le quinte dei dvd che macinavo nella mia cameretta. Poco dopo, questa curiosità si è trasformata in un mestiere: ho iniziato a realizzare video di backstage; voglio assolutamente proseguire in questa carriera e continuare, in parallelo, le esperienze da regista.

Che cosa porti con te dell’esperienza di “Noi”? Un set lungo come quello di “Noi”, durato 7 mesi, ti rimane inevitabilmente nel cuore. Per quanto mi riguarda, finite le riprese, è cominciata la fase di montaggio del backstage, per cui ho dedicato a questo progetto un anno di vita. Mi rimangono soprattutto le trasferte (la parte che più mi piace del mio lavoro) in giro per l’Italia: la troupe diventa una sorta di grande famiglia, unita per l’occasione in luoghi che da solo magari non ti sarebbe mai venuto in mente di visitare e nei quali capita di saldare legami indissolubili che vanno al di là del lavoro.

Speri che la collaborazione con “Noi” continui oppure credi che dopo questa prima serie non ce ne saranno altre, almeno per il momento? “Noi” è entrato nel cuore di milioni di spettatori, spero che ci sarà una seconda stagione.

Hai lavorato sul set delle più importanti produzioni degli ultimi anni: quale porti nel cuore e perché? Ogni lavoro, inevitabilmente, mi ha lasciato qualcosa nel cuore, di umano o anche di puramente professionale. Tra i lavori a cui sono più legato, ne cito tre. Innanzitutto, “Suburra – Il film” di Stefano Sollima: per me è stato un vero e proprio “battesimo di fuoco” con un grande regista su un set molto impegnativo (tre mesi di notti ad Ostia sotto una pioggia ricreata ad hoc), che mi è valso il premio come miglior backstage al Festival del Cinema di Spello. Poi, “Le Château du tarot”, il cortometraggio di Matteo Garrone per Dior: mi ha dato l’opportunità di lavorare con uno dei registi più geniali del nostro cinema. Infine, “Robbing Mussolini”, il film Netflix di Renato De Maria, che uscirà nei prossimi mesi e con un production value pazzesco, incredibilmente divertente da raccontare (e durante il quale ho realizzato, come regista, anche la video-campagna marketing).

Che cosa, secondo te, decreta il successo di una produzione? Oggi più che mai, la qualità della strategia di marketing: puoi avere fatto il film più bello del mondo, ma se la gente non sa che esiste e se non viene stimolata a vederlo, è stata tutta fatica sprecata.

L’esperienza lavorativa che ha dato una svolta positiva alla tua carriera? E quella, invece, che non rifaresti? I primi due lavori che ho realizzato 11 anni fa come backstage, “Le guetteur” di Michele Placido e “Cha cha cha” di Marco Risi, sono stati fondamentali perché sono stati notati da Cattleya e mi hanno permesso di lavorare al backstage del “Suburra” di Sollima. A dir il vero, rifarei anche le esperienze che forse mi hanno lasciato meno entusiasta – un paio al massimo – perché mi hanno insegnato ad essere selettivo e a valutare un progetto prima di abbracciarlo.

L’opportunità che non è ancora arrivata ma che continui a sognare? Mi piacerebbe realizzare il backstage di una megaproduzione internazionale che mi porti a girare il mondo. Come regista, invece, mi piacerebbe continuare a lavorare in campagne di shooting marketing. Lavorare con una produzione che ti supporta attivamente (come è stata, nel mio caso, Netflix) e con un’agenzia creativa è quanto di più stimolante mi sia capitato.

Che cosa vorresti che le persone cogliessero davvero nel frutto del tuo lavoro? Mi piacerebbe che si cogliessero la grande passione e l’incessante dedizione che ho messo in questo lavoro fin da bambino. Non si tratta del compito affidato a un ragazzino che, con la telecamera, riprende come in un filmino ricordo. Il backstage è, spesso, il primo elemento di un film che gli spettatori vedono online (a volte anche prima del trailer) e grazie al quale decidono se andare o meno al cinema.

Note biografiche / DANIELE SANTONICOLA
Classe 1988, campano di nascita, romano di adozione. Daniele Santonicola ha studiato Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Salerno e ha conseguito la laurea magistrale al DAMS di Roma Tre, dove si laurea nel 2012 con una tesi sul making-of nella storia del cinema. Dal 2002 al 2007 fa parte della giuria Giffoni Experience, il più importante festival di cinema per ragazzi (dove ha lavorato anche nella produzione video). Nel 2004, viene selezionato in un workshop di cinema ad Atene e, nel 2005, nella giuria di Giffoni-Hollywood, presieduta dal premio Oscar John Voight. Dal 2006, dirige diversi laboratori cinematografici per studenti delle scuole superiori, realizzando numerosi cortometraggi premiati in tutto il mondo. Nel 2007, partecipa alla trasmissione televisiva “Corto in Progress”, dirigendo il cortometraggio di un minuto “Rewind”, che vince il premio come miglior regia al Capri Art Film Festival. Nel 2010, lo spot indipendente “Ritrovarsi nella storia”, girato con l’amico e collega Giovanni D’Amaro, vince il primo premio al concorso regionale “Un video spot per Pompei” ed è presentato in importanti fiere internazionali del turismo come Londra, New York e Tokio. Dal 2010, lega il suo lavoro di regista alla passione per il dietro le quinte ed è chiamato a realizzare making-of di film, serie tv, spot pubblicitari e video musicali. Nel 2017, vince il “Premio Miglior Backstage” per “Suburra – Il film” di Stefano Sollima e nel 2021 vince lo stesso premio per il making of di “Padre Nostro” di Claudio Noce e quello di “I diari di Hammamet” di Pierfrancesco Favino.

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🎞️ DANIELE AT WORK 🎥

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Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è Giornalista Professionista (iscritta all'ordine nazionale dei giornalisti, Ordine della Campania, dal 2009). E' anche Avvocato. E’ Direttore Responsabile della Rivista-Web “MediaVox Magazine”, da novembre 2015 I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali; ad esempio, è nello Staff organizzativo del Festival internazionale di Cinema “Italian Movie Award” dalla I Edizione. E’ stata accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest e l'Ischia Film Festival (entrando nello Staff Stampa di quest'ultimo nel 2016).