Peace of heART / LA CRITICA

Grande successo per la Rassegna d’Arte organizzata da MediaVox

presso l’Università popolare di Sarno, dal 14 al 22 luglio 2017

Peace ot HeART” si configura come una chiamata alle arti in nome di una direzione comune: quella di riconoscere nell’arte strumento di comunicazione e trasmissione potentissimo, in grado di smuovere gli animi e creare piccole e grandi rivoluzioni. Se per anni l’arte, commissionata da re e potenti, ha avuto anche lo scopo di legittimare governi e prese di potere, allo stesso tempo, soprattutto nel corso del ‘900, essa ha ingaggiato con quei poteri una lotta feroce, cercando di volta in volta di sminuirli, sovvertirli, soppiantarli. È così che le opere sono diventate vere e proprie prese di posizione, slogan, manifesti non soltanto artistici, ma anche con precisi e forti messaggi di carattere politico, economico, sociologico. È sulla scia di questo attivismo che si colloca la mostra, volendo essere punto di partenza e riflessione non soltanto sul fare arte oggi, ma anche sulla situazione attuale del mondo. Dunque, da un lato la polifonia di mezzi espressivi che caratterizza la contemporaneità, dall’altra una direzione comune: quella di un’arte che vive il proprio tempo e vuole agire su di esso.

Le opere presentate, allora, saranno molto diverse tra loro. Da una parte gli astratti, come per la Cannavacciuolo, nella cui opera il dissolversi dei colori – freddi ma tenui – rimanda alle morbide trasparenze dell’acquerello, donando alla composizione un effetto liquido.

Boccia, invece, usa solo colori primari, fra cui il giallo predomina. Così, il sentiero della vita diventa una linea tortuosa e ricca, che esplode in luccichii guizzanti e schizzi materici.

L’opera di Basile è un incendio che avvampa, nel suo movimento ascensionale che divampa dal rosso centrale e poi accende pian piano di blu, giallo, fino ad arrivare al viola, mostrando tutta la pienezza di sentimenti e moti che contraddistingue l’animo umano.

Un altro percorso di vita per l’opera di Ciufo. Qui però le sembianze sono quelle di un vortice, mulinello in cui piccole figure nere, bianche e rosse lottano per cercare la propria strada verso il posto sicuro, grembo materno in cui ogni speranza sembra poter essere esaudita. Elettricità pare promanare dall’opera di Maddaloni, in cui a grandi, graffiate campiture di colore si avvicendano e accavallano filamenti ondulati e sinuosi, che rompono la monotonia statica della composizione e la rendono viva, accattivante.

Ancora, tripudio di colori per l’atmosfera onirica e fiabesca dei mondi surreali creati dalla Mainenti, in cui tutto sembra vivo ed in movimento.

L’elemento iconografico del mare accomuna le opere di Sellone e Rea.

Connotandolo di un’accezione serena e positiva, Sellone crea paesaggio con vele in lontananza, in cui gli scogli si fanno materia viva e tridimensionale. Mare avverso, invece, divoratore di uomini e di speranze è quello di Rea, in cui le onde diventano quasi nastri che si avviluppano e stringono. Ne fuoriescono soltanto mani in cerca d’aiuto.

Strettamente correlate al tema della pace sono le opere di Sparla e Supino.

È proprio verso la pace che confluisce l’arcobaleno conico di Sparla, sostenuto e spinto da uomini senza volto. Non è l’individualità ad essere messa in evidenza, ma l’intento, che diventa graficamente moto ascensionale

e, simbolicamente, moto comune ad innalzarsi verso un futuro migliore. Nell’opera di Supino i colori identificativi della pace invadono il paesaggio fino a riempirlo quasi completamente. Soltanto uno spazio è lasciato vuoto, quasi una crepa attraverso cui l’osservatore può spiare, fino ad intravedere un simbolico albero della vita.

Per Cesarano i colori dell’arcobaleno restano, ma sono ridimensionati in un aquilone messo all’angolo della composizione. Qui lo sguardo si concentra sulle nuove generazioni, raffigurate in un volto di stupore che contraddistingue soltanto i più piccoli.

Personaggi emblematici e fortemente carismatici quelli rappresentati da Franza e Niviano. Il primo riproduce e reinventa con pastelli un personaggio iconico come Martin Luther King, che, con sguardo deciso, guarda verso quel futuro che voleva fortemente cambiare, quasi ci invitasse a fare lo stesso. La Niviano, invece, rende tutta la bonaria compostezza di papa Giovanni Paolo II, mentre, con sguardo sereno, osserva lo spettatore, accogliendolo, accompagnandolo dinanzi al mistero di Dio, di cui rappresentazione simbolica è la colomba dello Spirito Santo.

Non mancano gli artisti che si avvalgono della figurazione per trasmettere messaggi ed emozioni.

Fra di essi, la Giuliano, nella cui opera i colori diventano elemento chiave, tanto che appaiono come chioma fluente e ribelle, in un connubio tra arte e vita che vede la figura umana come personificazione delle arti e della pittura, rappresentata dall’elemento iconico del pennello.

Pochi, invece, i colori che contraddistinguono le opere di Sepe e Marrocoli.

Nella prima un nero liquefatto, quasi petrolio, fa da sfondo al gesto estremamente evocativo di due mani che si sfiorano nell’attimo intimo e delicato di una carezza. Il colore dominante nell’opera della Marrocoli, invece, è indubbiamente il blu, come il titolo stesso dell’opera non manca di sottolineare. Nelle sue molteplici gradazioni si riflette e rispecchia la sottile malinconia, introspettiva e riflessiva, dell’uomo rappresentato.

Volti di donne in un tripudio di fiori stagliati sul più classico dei cieli azzurri caratterizzano l’opera della Mercogliano, in un eterno rifiorire dell’animo e dell’esistenza, di cui viene evocata anche una dimensione trascendente attraverso il riferimento agli angeli.

Ancora, Falciani realizza ad acquerello l’impressione congelata di un fiore di loto, che ricorda gli studi sulle ninfee di Monet. Rappresentazione di fiori anche per la Meglio, ma qui i colori si esaltano per contrasto alla maniera espressionista, volendo simboleggiare un risveglio della natura che si associa a quello dell’anima.

Si rifà all’artista austriaco Klimt l’opera della Pellegrino, che rende omaggio, reinterpretandolo e adattandolo al proprio stile, ad uno dei baci più celebri della storia dell’arte.

Nell’opera di fotografia digitale di Iannone il volutamente mosso che ripete il soggetto fino a deformarlo e renderlo altro, appunto in una metamorfosi incessante, anima e rende vibrante la staticità per definizione tautologica delle pietre, altre grandi protagoniste della composizione, insieme alle foglie.

Altra opera di fotografia e arte digitale è quella di Trischitta, in cui dominano ambiguità e mistero, ben evidenziati dal nero dello sfondo e dal rosso che accompagna i pochi elementi emblematici e criptici: le mani su cui nastri si avvolgono su loro stessi e una porta chiusa.

Dunque, nel caso di “Peace of HeART” non c’è un tema unitario, perché le opere proposte sono differenti fra loro per generi, formati e stili, ma esse esprimono tutte un sentimento comune: quello di un’arte che può cambiare le cose, che può contribuire a esprimere una presa di posizione precisa, in questo caso la volontà di un’esistenza pacifica, che non si identifica e, anzi, ripudia le brutture del mondo. Ma non lo fa allontanandosi dalla realtà, creando una propria dimensione di arte per l’arte in cui tutto è incanto è bellezza; piuttosto sporcandosi le mani, facendo guerriglia, non con le armi ma con il pensiero. Ogni artista dimostra, così, di essere presente, di essere nel mondo e di voler cambiarlo, pennellata dopo pennellata, gesto dopo gesto. Perché, come la storia dell’arte ci ha insegnato, essa può davvero urlare a gran voce, tanto da far paura.

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.