Dopo la fortunata silloge “Il tempo sospeso”, Lorenzo Basile pubblica una nuova e intensa raccolta “Piume di carta” edita da EBS Print che riconferma l’importanza della poesia che spesso nasce dal proprio vissuto.
Con una poetica toccante e viva, Basile accompagna i suoi lettori alla ricerca dei grandi temi dell’esistenza. E lo fa attraverso la riconquista delle parole semplici: il ventre odoroso / che germina vita// Il profumo dei fiori/ si unisce alle labbra// La musica scrive/ promesse d’amore/ sull’acqua/…
Il suo mondo poetico popolato da immagini, suoni, ricordi, è dominato dal sentimento dell’amore perché il cuore che ama/ non si consuma.
“Piume di carta” è un testo che ci permette di approfondire l’avventura intellettuale e creativa di Lorenzo Basile in cui la presenza della natura assume un valore catartico.
Il confine del cuore/ si perde nel cielo, / il filo del sogno/ si posa sull’erba…

L’INTERVISTA

Lorenzo Basile si racconta ai Lettori di MediaVox Magazine…
Come è nata la sua passione per la poesia? E’ una passione che ho sempre coltivato assieme alla pittura. Sono due mezzi espressivi diversi ma complementari. Durante il periodo del lockdown, quando per certi versi “il tempo si è sospeso”, ho avvertito l’urgenza di raccogliere sistematicamente le poesie già scritte nel corso degli anni, che assieme alle ultime nate nel 2020 hanno dato vita alla silloge “Il tempo sospeso”. Un libro che ha curato mia figlia Valentina, sotto tutti i punti di vista: prefazione, impaginazione, correzione bozze, editing e copertina.
Nelle sue poesie riaffiorano forti delle immagini. “Una goccia di pioggia / picchia sui vetri…”, “I fari delle auto/ accendono la notte…”, “Le foglie dell’albero/ respirano l’ardore/ dei rami stilati…” Ci aiuti ad entrare nella sua ultima silloge “Piume di carta”… Le mie poesie non sono descrittive, all’apparenza danno questa impressione, ma non è così. Uso le metafore per esprimere, simbolicamente e con sobrietà, atmosfere e concetti a volte anche complessi. Le parole per me sono l’inchiostro con il quale racconto i miei paesaggi interiori. La poesia è catartica in generale, quindi lo è anche per me. Attraverso le parole, anche il non detto, le allusioni, le vibrazioni sospese, cerco di far riaffiorare dal pozzo della mia anima le paure, i turbamenti, le passioni e gli slanci emotivi.
“Il cuore che ama/ non si consuma.” E’ l’amore nel suo continuo flusso di donare e ricevere, che ci permette di superare qualsiasi dolore e difficoltà? Il dolore c’è in ogni uomo e non possiamo cancellarlo, però possiamo abbracciarlo. Il calore umano di chi ci sta accanto, che si fa pane spezzato per noi, come nell’ostia consacrata, ci aiuta ad umanizzare la paura e la sofferenza, soprattutto il pensiero della morte che ci terrorizza.
Perché ha sentito l’esigenza di scrivere “Piume di carta”? Per lasciare una traccia della mia presenza umana. Soprattutto per i miei figli, a cui è dedicato e alle persone che non mi conoscono. La “piuma di carta” che ha dato il titolo al libro e che sembra un elemento fragile, è invece lo “strumento forte” con il quale ho planato nel mio universo. Le mie poesie nascono dal mio quotidiano, ma veicolano soprattutto la parte più profonda di me, con la quale cerco ogni giorno di fare pace. Perché ogni uomo ha bisogno di perdonare e soprattutto di perdonarsi.
Qual è il messaggio del libro? E’ un messaggio d’amore e di pace. Perché l’orizzonte autentico della vita di noi umani non può che essere la pace. Ma la pace non è solo assenza di guerra. E’ l’armonia tra gli esseri umani, che si aiutano, cooperano al bene comune, che abbandonano il pregiudizio e la paura dell’altro. Per fare la pace c’è bisogno di accogliere le nostre fragilità, di abbandonare l’arroganza di chi crede di essere autosufficiente, di vivere l’umiltà della finitezza, di farsi ultimi con gli ultimi. Siamo piccole particelle di un universo infinito, ma interconnessi. Quindi o ci salviamo tutti o non si salva nessuno.
Tre aggettivi per definire il suo ultimo lavoro. Spontaneità. Passione. Empatia.
Attraverso la poesia lei cerca di trovare le risposte più profonde dell’esistenza? E’ un discorso lungo, non esistono risposte definitive al mistero dell’uomo. La poesia mi aiuta ad accarezzare i miei dubbi e a pormi altre domande. L’uomo è un mondo complesso, meraviglioso e ancora inesplorato.
Che cosa si augura che resti al lettore dopo la lettura delle sue poesie? Spero qualche spunto di riflessione, attimi di leggerezza, condivisione.
Crisi umanitarie, femminicidi, infanzia violata, guerre. Stiamo vivendo in un tempo storico terribile. Allora qual è il ruolo degli intellettuali? Il ruolo degli intellettuali e degli artisti, a mio parere, deve essere critico nei confronti di ogni potere. L’intellettuale è sicuramente chiamato a interpretare i complessi meccanismi della società contemporanea. Pasolini, in tal senso, è stato un grande profeta, perché ha saputo leggere, in anticipo, le trasformazioni sociali del suo tempo. Altrettanto don Lorenzo Milani con il suo bellissimo libro “Lettera a una professoressa” sul tema della scuola.
Chi è Lorenzo Basile oltre la poesia? E’ un uomo semplice che cerca di vivere acconto agli altri, con empatia. Che vede in ogni uomo un’opportunità di crescita. E’ una persona come tante che vive le sue contraddizioni. L’uomo e l’artista per me sono facce della medesima medaglia.
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